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Nell'antica Melingunis, tra spiagge, trekking e panorami da sogno

di Redazione | Aug 03, 2020

A Lipari, la più grande delle Eolie, vacanze slow nella natura, per tornare indietro nel tempo

Sembra di tornare indietro nel tempo a Lipari. La più grande delle Eolie, dichiarate patrimonio UNESCO dal 2000, è un’isola magica tutta da scoprire, con i suoi tanti sentieri di trekking, che portano ad incantevoli scorci panoramici.

L’antica Meligunis è un concentrato di eolianità da esplorare lentamente. Tra le spiagge più incantevoli spicca l’arena bianca ai piedi delle cave di pomice, per l’acqua dai colori inconfondibili e le tante calette che si susseguono: Spiagge Bianche, White beach (via mare) famosa per il suo stabilimento balneare faro di movida giovanile e notturna, la selvaggia Pietra liscia e Porticello. Questa spettacolare porzione di costa a nord-est dell’isola si chiude con Punta Castagna, da sempre rinomato spot per le immersioni e lo snorkeling, e la spiaggia del Gabbiano, che si raggiunge solo in barca.

A nord, la baia di Acquacalda regala quiete e relax con vista sulla vicina Salina. A nord-ovest non ci sono spiagge, ma scogliere sotto cui fare memorabili bagni tuffandosi dalle imbarcazioni, mentre la spiaggia di Valle Muria e quella di Vinci si incontrano nella parte di sud-ovest, con vista sui faraglioni e su Vulcano e Vulcanello.

Oltre al mare, da vedere Marina Corta, il Castello, il museo archeologico. Si parte dalla piazzetta di Marina Corta, dove attraccano i pescatori il proprio gozzo. Da Marina Corta, risalendo via Garibaldi si arriva alla Civita, la cittadella fortificata che domina il centro abitato. L’acropoli e il Castello di Lipari sono esempio di stratificazione storica e racchiudono monumenti e reperti che vanno dal Neolitico al 1800, passando per le dominazioni greca e romana, bizantina, araba, normanna, sveva, aragonese e spagnola. Insomma, un vero libro di Storia a cielo aperto. Per approfondire, vale la pena fare un’Odissea tra le cinquanta sale del Museo archeologico regionale eoliano "Luigi Bernabò Brea", uno dei più importanti del Mediterraneo, prima di visitare la Cattedrale di San Bartolomeo, risalente al 1130 d.C. circa e rimaneggiata in varie epoche, fino al 1861, anno di costruzione della facciata in stile tardo baroccheggiante.

È un rito una passeggiata “sul Corso”: così i Liparoti chiamano via Vittorio Emanuele, lunga via principale che conduce al porto Sottomonastero, da cui poi si snoda la lunga baia di Marina Lunga. Sono poi molti i sentieri di trekking che si snodano sull’isola tra muretti a secco, cespugli di ginestre o di finocchietto selvatico e candide chiesette. Si scoprono le fumarole di zolfo, i cristalli di gesso e vivaci policromie, lungo il sentiero di trekking che dalle cave di Caolino porta alle terme di San Calogero: in tutto, 12 chilometri di percorso da fare in 4/5 ore piuttosto impegnative.

Per osservare da vicino pomice e ossidiana, le due pietre simbolo di Lipari, si può scegliee l’itinerario di trekking sul monte Pilato, lungo circa 4 chilometri e meno impegnativo (durata 4 ore). Da provare lo scekking, il trekking con lo "scecco" (asino, in siciliano), che propone l’Associazione Nesos, team di ricercatori iscritti all’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche che organizza trekking di vario genere a Lipari e in tutte le Eolie (info:nesos.org).

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