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Henry Moore, il disegno dello scultore

di Redazione | May 03, 2021

Firenze celebra il famoso artista e il profondo legame un grande legame, artistico ed affettivo, che aveva con il territorio

Firenze torna a rendere omaggio a Henry Moore che ebbe un grande legame, artistico ed affettivo, con il territorio fin dal 1925 quando, per la prima volta, scoprì Firenze e la Toscana. Questo viaggio di studio in Italia fu per lui una sorta di rivelazione consentendogli di osservare dal vivo i capolavori dei maestri toscani del Trecento e Quattrocento che segneranno la sua formazione artistica insieme allo studio della scultura primitiva e delle opere di Brancusi e Picasso.

Sono passati cinquant’ anni dalla indimenticabile mostra al Forte di Belvedere del 1972, e dopo due anni di ricerche e di collaborazione con la Henry Moore Foundation – come sottolinea Sergio Risaliti Direttore Artistico del Museo Novecento di Firenze – è con grande soddisfazione che si torna a scoprire e leggere Henry Moore attraverso il “Disegno dello Scultore” accendendo così un faro sulla sua produzione grafica in particolare.



La mostra è significativa per il carattere inedito della scelta a cominciare dalla presenza eccezionale e mastodontica, nella sala a piano terra, di un cranio di elefante proveniente dallo studio dell’artista, sul quale Moore ha lavorato moltissimo, copiandolo e disegnandolo infinite volte, per appropriarsi di ogni segreto di linee curve e tridimensionalità. Tale presenza fortemente materica, sottolinea l’importanza della analisi delle forme da vari punti di vista e con soluzioni diverse, in una quasi ossessiva destrutturazione della forma originale. Un lavoro propedeutico, e da qui si parte….

Quindi il fulcro della mostra – 70 disegni, opere grafiche e scultoree e una sezione video - si snoda attraverso una pluralità di orizzonti tematici e risiede nelle forme naturali ricorrenti nel lavoro dell’artista: rocce, alberi, animali, teschi, ossa, ma anche le mani dell’artista stabilendo una relazione tra il creatore e la materia. Il mezzo grafico attraverso il quale si esprimono i disegni è assai ricco: china, matita, carboncino, acquarello, pastello, acquaforte.

Tutto parte dalla potenza della materia…… Secondo Moore “…l’osservazione della natura è decisiva nella vita dell’artista il quale, grazie ad essa, arricchisce la conoscenza della forma, nutre la propria ispirazione, mantiene una freschezza di visione ed evita di cristallizzarsi in una ripetizione di formule…” Moore non si ripete mai perché è proprio la natura a dargli un repertorio illimitato di forme: sassi, rocce, ossa e teschi di animali presentano una enorme potenza strutturale della quale l’artista si nutre.

La mostra presenta una narrazione che parte dal rapporto tra l’artista e la natura con il paesaggio e si sviluppa attorno allo studio delle reciproche mutazioni tra figura umana ed elementi naturali come tramonti ed eventi atmosferici. E poi le mani, veicolo di emozioni e sentimenti. La scelta di questi temi è stata dettata dalla volontà di approfondire una area del lavoro di Moore finora poco studiata e meno conosciuta dal grande pubblico.

E ancora dice Moore: “..quando capii che volevo fare lo scultore, mi resi conto che tutti gli scultori del passato che ammiravo erano stati grandi disegnatori: Michelangelo, Bernini, Rodin…” Sperimentare nuovi materiali per Moore è una sfida ed è segno del suo amore per il mezzo grafico. Eclettico, appassionato e generoso, negli ultimi anni della sua vita, che sono anche al centro della mostra, realizza un grande numero di opere su carta ed esprime una grande libertà creativa commentando “..il fatto che l’opera d’arte non abbia come scopo la fedele riproduzione delle sembianze della natura, non è motivo sufficiente per ritenere che essa sia strumento di evasione dal mondo e dalla vita.

Al contrario è proprio attraverso l’arte che ci si può addentrare più profondamente nella vita stessa. L’arte non è un sedativo, o una droga, un esercizio di buon gusto o un abbellimento della realtà; essa è una espressione del significato della vita stessa e una esortazione a impegnarvisi con sforzi ancora maggiori..” 

Daniela Di Monaco

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