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Giovanni Boldini è "Lo sguardo nell'anima"

di Daniela Di Monaco | Dec 07, 2021

Dal 29 ottobre al 15 marzo, a Palazzo Albergati di Bologna la kermesse dedicata al grande artista

“Il più grande disegnatore dopo Botticelli” così lo definisce Vittorio Sgarbi. Colorista e modernista, formatosi alla Accademia di Ferrara, Boldini a Firenze conosce i Macchiaioli e diventa grande amico di Telemaco Signorini. Questi gli inizi, la formazione e l’ambiente che confermano quanto detto da Sgarbi e cioè che per saper colorare bisogna saper disegnare e riflettere sulla lezione impartita dai grandi maestri così che mente e mano sia una cosa sola, unite da un rapporto diretto.

Da una esperienza all’altra, a vent’anni il giovanissimo Boldini vive un nuovo clima sociale e politico quando Ferrara liberata dalla dominazione papalina passa sotto lo stato sabaudo che porta nuove spinte culturali; ma nel 1863 abbandona Ferrara per raggiungere Firenze vero centro di arte e cultura dell’epoca. Boldini già si libera dei suoi panni di modesto figlio della provincia padana e del disagio che gli viene dall’aver provato l’umiliazione della miseria. Sono gli anni di una svolta netta, di vita e di scelta pittorica, quando Boldini comincia a frequentare Parigi e Londra per poi trasferirsi definitivamente nella Ville Lumiere nel 1871.

Si inebria delle atmosfere internazionali, intessute di edonismo e modernità, mescolandosi con una intera generazione di uomini e donne, artisti, attori, scrittori, gli uni che cercano la fama e le altre libere ed eccentriche desiderose di affermare un rinnovato senso di indipendenza. Saldamente inserito nella scuderia di Goupil, Boldini entra nel mondo della Belle Epoque fatto di salotti, lusso, donne affascinanti e ancora moda, arte e letteratura, le cui atmosfere sensuali e travolgenti lui sa rendere come pochi altri. Questa ampia mostra antologica sul pittore, seduttore, stregone Boldini ha un suo percorso espositivo diviso per sezioni che seguono una cronologia e una tematica.

Un viaggio nella vita e nella pittura di Boldini. Abbandonata Ferrara e poi Firenze Boldini viene assorbito dalla affascinante vita parigina circondato da dame, feste e fasti e, a tratti, avvicendandosi quale pittore capofila della Maison Goupil, con Maria Fortuny i Marsal geniale caposcuola catalano. Per molti anni la bella e gentile Berthe, la sua prima vera divina, lo accompagna nella vita come nel lavoro per essere alla fine soppiantata dalla rivale in amore Gabrielle de Rasty, affascinante e sposata nobildonna che agli occhi di Boldini rappresentava bellezza sensuale e misteriosa e il cui stato civile esaltava ancor più la passione amorosa, la trasgressione e la tensione psicologica. Venti anni e più di ritratti, incontri, relazioni con i patrizi della cosmopolita Ville Lumiere e in questo percorso sono forse due gli elementi che emergono dell’uomo-pittore Boldini.

Nel suo atelier accoglieva le sue modelle che affrontavano vere e proprie sedute di psicanalisi: risate, battute un po' sfacciate, giochi di parole, domande e velate proposte per allentare i loro freni inibitori e ricevere le loro confidenze fino a spogliarle, come un medico, delle loro corazze, nobiltà, altezzosità e possedere finalmente la loro anima più vera. Allora poteva cominciare il ritratto. Un ritratto che era uno sguardo nell’anima, l’attimo fuggente colto al volo, quando il linguaggio del corpo quanto quello del volto, rivelavano l’autenticità dei sentimenti. E soprattutto coglie in ognuna di loro un tratto unico e distintivo.

E’ restato famoso il ritratto-icona di Cleo de Merode, ballerina dell’Opera di Parigi, dalla bellezza eterea, timida e introversa, diversa dalle sue compagne di fila. Boldini nel ritratto fatto a Cleo offre una immagine di grande modernità, eleganza ed emancipazione. Una nota cortigiana dell’epoca, infastidita dalla popolarità e bellezza della giovane Cleo, dice di lei “……che personificava l’amore senza farlo...” Nel ritrarre le sue donne Boldine fissa sulla tela un attimo della loro eterna giovinezza e bellezza prima che sfioriscano. E attraverso di esse celebra anche la propria giovinezza e quella di una bella e felice epoca quando Parigi vive il suo momento di grazia, ricchezza e progresso sociale. Tutto si infrange contro il primo terribile conflitto mondiale. L’altro importante elemento che si afferma nella osservazione delle sue opere è il segno-disegno che è parte di un coinvolgimento emotivo.

Le sue figure sono animate sulla tela, vibranti, corpi in movimento come i ventagli e i voile che lasciano una traccia, una scia in una sorta di costante dinamicismo, come foto scattate in sequenza per fissare una azione. Il colore segue il disegno, che resta fondamentale e autosufficiente, tracciando forme vibranti apparentemente incompiute, come farfalle in volo trattenute sulla tela dall’impasto del colore stesso. Le mani disegnate da Boldini, esse stesse incompiute e movimento puro, sembrano costantemente rigenerarsi da un gesto all’altro. Il suo segno, seguito dalle pennellate, non è mai casuale, ma frutto di un lavoro pensato e meditato che sfocia in sintesi, come Sgarbi commenta”.. in dinamismo lineare, sintesi grafiche intrise di velocità automobilistica che anticipano in modo sensazionale il Futurismo, quello di Boccioni in primo luogo..”

Palazzo Albergati, Bologna fino al 13 Marzo 2022

A cura di Tiziano Panconi, la mostra è realizzata con il Comitato di Studi per i 90 anni dalla morte di Boldini presieduto da Vittorio Sgarbi, ed è prodotta da Arthemisia con Poema.

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