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Viaggi Curiosi | Miti e leggende

C’era una volta, dicono. Tracce di intramontabili leggende da Praga

di Redazione | Feb 26, 2019

A chi viaggia con i piccoli, la capitale ceca offre un’ampia gamma di luoghi dove condurli, raccolti nella speciale mappa Praga con i bambini.

 Le atmosfere di Praga, soprattutto la sera, sono davvero fiabesche ma la città è soprattutto culla di numerose leggende, che aleggiano nei luoghi più famosi ma anche in angoli poco conosciuti della capitale. A partire dal Ponte Carlo, monumento-simbolo di Praga. Secondo le testimonianze lasciate dai costruttori dell’epoca, nell’impasto per tenere le pietre unite tra loro, vennero aggiunte le uova affinché risultasse più solido. Forse è anche per questo che il ponte ha resistito a numerose alluvioni, dalla sua costruzione nel 1357 a oggi. Anche il famoso e bellissimo orologio astronomico sulla Torre Municipale, nella Città Vecchia, è al centro di un’antica leggenda. Pare che i consiglieri di Praga temessero che il suo autore, il Maestro Hanus, potesse creare un simile capolavoro altrove e per questo motivo gli provocassero la cecità. Egli per protesta avrebbe fermato l’orologio per sempre, ma fortunatamente nel 1865 l’orologiaio Ludvik Hainz sarebbe riuscito ad aggiustare il meccanismo. Il Golem era un essere artificiale d‘argilla creato dal rabbino Löw con tre elementi (acqua, fuoco e aria), a dargli vita era un seme riposto sotto la lingua. Aveva una grande forza, e poteva fare quasi tutto, tranne parlare. Aiutava a casa del rabbino e nella sinagoga. Un giorno, tuttavia, il rabbino dimenticò di togliere il seme e il Golem distrusse tutto ciò che incontrò sul suo percorso. Quando infine il seme fu rimosso, il corpo del Golem si disintegrò e la materia che rimase a terra venne portata nella sinagoga Vecchia-Nuova, dove sarebbe custodita ancora oggi. La Torre Daliborka, prende il nome dal cavaliere Dalibor di Kozojed che difese i sudditi ribelli e per questo vi venne imprigionato. La leggenda dice che lì imparò a suonare il violino magnificamente. La gente era dispiaciuta per lui e gli mandava del cibo tramite un cestino appeso a una corda.

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