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La magia della Città Rossa

di Elisabetta Canoro | Sep 08, 2019

A Marrakech, tra passato e presente, per farsi conquistare dalla città ipnotica amata da Yves Saint Laurent

Dal sogno alla realtà c’è solo un passo”, diceva Monsier Saint Laurent. Così recitava la mostra L’Asie révée d’Yves Saint Laurent, che fino al 27 gennaio era al Musée Yves Saint Laurent di Parigi. E il celebre couturier francese proprio a Marrakech ha trasformato il sogno in realtà. La città che l’aveva stregato era diventata la sua fissa dimora: nella sua ‘casa blu’ trascorse gli anni più felici insieme al compagno Bergé, sempre in compagnia di amici vip, da Andy Warhol a Catherine Deneuve, musa dello stilista. L’attrice è evocata ovunque negli spazi del Musée Yves Saint Laurent, inaugurato nell’ottobre 2017 di fronte ai Jardin Majorelle, su progetto degli architetti Olivier Marty e Karl Fournier dello Studio KO.

Nell’edificio in mattoni basso e allungato si ripercorre la vita e il lavoro di Saint Laurent, attraverso 50 dei suoi più memorabili abiti haute couture, per poi fermarsi nel Café Le Studio, l’ottimo ristorante interno. I luoghi di Saint Laurent si possono scoprire prenotando The Inspirations of Yves Saint Laurent, il tour organizzato dal concierge Four Seasons Hotel adiacente ai Menara Gardens, che porta da Villa Oasis, la sua residenza, al nuovo Museo a lui intitolato. 

Da poco inaugurati anche il Museo dell’Acqua Mohamed VI, sulla Route de Casablanca, distribuito su tre piani su un’area di 20mila mq, focalizzato sull’importante rapporto che lega l’uomo all’acqua e il Musée Des Confluences (Museo delle Confluenze), in Route Sidi Abdelaziz, ospitato nel palazzo dell’ex Pasha Dar El Bacha, insieme a gallerie di artisti di fama internazionale. È uno degli esempi che raccontano il vivace panorama artistico, testimoniato da festival come la Marrakech Biennale ideata da Vanessa Branson e Abel Damoussi. Ma anche dai tanti atelier del sobborgo di Sidi Ghanem, riuniti negli enormi spazi di ex stabilimenti industriali, come Voice Gallery, la galleria d’arte contemporanea del napoletano Rocco Orlacchio. 

Raccoglie invece gli studi di artisti internazionali protagonisti di mostre temporanee il Montresso Art Foundation, la résidence d’artistes Jardin Rouge, appena fuori dal centro. 
La Città Rossa, chiamata così per il color ocra delle case tinte di tabia (l’argilla delle pianure, mischiata a calce, paglia e pietre), conquista ieri come oggi per le infinite nuance delle spezie dei souk e il verde dei giardini, due milioni di alberi per cui si è aggiudicata anche il soprannome di “città delle palme”.

Cuore pulsante è la Medina, il centro storico, racchiusa da imponenti mura lunghe 14 km e alte 5 metri, su cui si aprono 19 porte monumentali. In tema di altezza il primato spetta però al minareto della Koutoubia, la moschea costruita alla fine del XII secolo dalla dinastia degli Almohadi: con i suoi 70 m è l’edificio più alto della città, visibile a km di distanza. Svetta a poche centinaia di metri da piazza Jamaa El Fnaa, la “place” per eccellenza, il luogo più visitato, che ha ispirato scrittori come Paul Bowles ed Elias Canetti. Patrimonio dell’Umanità Unesco, è un crogiolo di saltimbanchi, maghi, cantastorie, musicisti di strada e incantatori di serpenti. Addormentata di giorno, si sveglia nel tardo pomeriggio, quando si animano le decine di bancarelle che arrostiscono pesce, carni, teste di pecora, sotto gli occhi dei turisti incuriositi, che assistono allo spettacolo dalle terrazze dei tanti caffè affacciati sulla piazza. 

Alle spalle della Place si estende la zona dei souk, un groviglio di vicoli che si diramano da un’ampia strada centrale ‘pullulante’ di botteghe e negozi, che si alternano ai kissarias, i tipici mercati coperti. Tappeti di Fes e di Rabat, il legno intarsiato di Essaouira, le ceramiche di Safi: è qui che arrivano gli articoli di artigianato tipico da ogni regione del Marocco. È un mondo di colori, il Souk Debbaghine, il souk dei tintori. Ceste, borse e contenitori in paglia si trovano attorno alla piazza Rahba Lakdima, la famosa piazza delle spezie. Nel Souk Haddadine, dei fabbri, si acquistano invece lampade, lanterne, vassoi, teiere, porta gioie, candelabri in ferro, rame e ottone. E poi ci sono, il Souk el Kebir, “grande souk”, nella strada principale del mercato, con le botteghe di frutta secca; borse, cinture e pouf sono in vendita nel Souk Cherratin, ma il più autentico è il Souk Larzal, dei venditori di lana grezza. Tra i tanti indirizzi il più famoso è il bazar di Mustapha Biaoui, una vera istituzione con il suo spazio diviso su tre piani colmo di articoli di ogni genere.

Il design moderno incontra la tradizione da Popham Design, progetta e produce piastrelle in cemento realizzate manualmente ed esportate in tutto il mondo per decorare hotel, ristoranti e residenze private da San Francisco a Sydney. Da Topolina si acquistano abiti, cappelli e scarpe disegnati dalla stilista francese Isabelle, mentre nel cuore della Medina l’indirizzo di abbigliamento da donna è La sera, a cena, si gusta il meglio della cucina tipica in ristorante come il Dar Zellij. Poi ci si sposta nei locali di tendenza come il Lotus Club, che propone spettacoli internazionali e cucina marocchina; il Jad Manhal, il Privilege e l’Epicurien.

Imperdibili i giardini dominati dal silenzio, come Majorelle, creato dallo stilista Ives Saint Laurent in 40 anni di lavoro e ricco di palme e fiori tropicali che ne fanno un’isola verde all’interno della città, in contrasto con il colore del deserto circostante. Vale la pena di esplorare anche parchi come gli Agdal Gardens, nella zona sud, che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità; l’Anima garden, con vista sulle alte montagne dell’Atlante. Non lontano dall’aeroporto, spicca come un’oasi la riserva di palme Jardins de la Menara (anch’esso patrimonio Unesco) o gli uliveti dell’Oliveraie Bab Jdid. Nel cuore di Marrakech, seminascosto da un antico palazzo, ecco Le Jardin Secret che oltre a essere oasi di verde è anche un angolo di tranquillità a due passi dal suk. Meno centrali ma non per questo meno lussureggianti sono Al Maaden Sculpture Park, all’interno di un campo da golf.

Si dorme nei riad, le antiche dimore nobiliari dai verdeggianti cortili interni, trasformate in piccoli hotel, che si aprono nel fitto labirinto di vicoli della Medina. In alternativa ai riad, notti da sogno si possono trascorrere anche nelle maestose proprietà in stile moresco che si aprono appena fuori città. A cominciare da La Mamounia, premiato come The Best Hotel in the World 2018, da sempre frequentato da vip e personalità, definito dal designer Jacques Garcia, l'architetto che ne ha curato il restyling "Una vera e propria favola moderna, un'esperienza così unica da divenire parte integrante del mito che la definisce". Iconico anche il Selman, famoso per la sua scuderia di cavalli arabi purosangue, passando per il Ksar Char-Bagh, nel circuito dei Relais & Chateaux, nascosto in un immenso palmeto e il Faimont Royal Palm, un’oasi urbana a ridosso dell’Atlante, con una spa di 3.500 mq. Imperdibile il rito dell’hamman al Mandarin Oriental, poco distante, che a Marrakech è un’esperienza di benessere unica, qui da abbinare ad una cena al Mes’Lalla, il ristorante con cucina marocchina, dopo aver fatto tappa a La Salon Berbere’s bar per sorseggiare uno dei favolosi cocktail signature.

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