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Arte, Cultura e Curiosità | Dal quadro al viaggio

Palazzo Bonaparte ospita Gli Impressionisti Segreti

di Daniela Di Monaco | Nov 06, 2019

Appuntamento a Palazzo Bonaparte di Roma con la mostra evento gli “Impressionisti segreti”. 

Quella degli impressionisti è una storia di innovazione – come dice Lucia Sciacca, direttore della comunicazione di Generali Italia - che ha portato l’arte fuori dagli atelier per cercare nuove forme espressive e modalità differenti di interpretare il mondo circostante, avvicinandola alla vita delle persone e rendendola uno specchio più fedele della società. “Impressionisti segreti” è un evento particolare non solo per i contenuti della mostra ma per la sede che la ospita, Palazzo Bonaparte, che da oggi incarna l’idea di accessibilità di Valore Cultura davanti ai cittadini.

Questo splendido edificio barocco sito in Piazza Venezia, in pieno centro, per una serie di fortunate coincidenze è di proprietà di Generali che, è da tempo partner di Arthemisia per le attività culturali. E di qui prende il via la “nascita” della mostra. E’ in questo palazzo che visse Maria Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone, e in cui visse fino al 1836 dedicandosi ad abbellirlo con affreschi, mosaici e statue. Il Palazzo nel tempo è stato sempre utilizzato privatamente, ma con la mostra “Impressionisti segreti”, apre per la prima volta le sue porte al pubblico, diventando un bene di tutti e per tutti.

Un palazzo segreto, che si rivela al pubblico e che, per la prima volta, ospita capolavori d’arte universale altrettanto “segreti”. Segreti perché sono opere custodite gelosamente in collezioni d’arte private inaccessibili e invisibili. Eccezionalmente i fortunati proprietari hanno prestato le opere per una occasione, appunto, eccezionale. E questa mostra con i suoi cinquanta capolavori, ci offre l’opportunità di ripercorrere la storia di un movimento artistico tra i più straordinari e affascinanti. 

La mostra è stata curata da Claire Durand-Ruel discendente di Paul Durand-Ruel, sostenitore del movimento impressionista e che ridefìnì il ruolo del mercante d’arte – e da Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Museo Marmottan Monet di Parigi, sede di una delle più ricche collezioni al mondo di Claude Monet e Berthe Morisot. Nel 1874, un gruppo di artisti ribelli nei confronti del gusto ufficiale - Claude Monet, Pierre- Auguste Renoir, Camille Pissarro, Edgar Degas, Alfred Sisley, Berthe Morisot, Armand Guillaumine, Paul Cézanne e il capo fila Édouard Manet, allestì   la sua prima mostra in alcuni locali messi a disposizione dal fotografo Félix Nadar.

Il pubblico e la critica si espressero in modo pesantemente negativo, ma loro non si scoraggiarono e continuarono a portare avanti la maggiore rivoluzione estetica di quei tempi, appoggiati da amici, alcuni critici e mercanti d’arte. Furono le caratteristiche di questo nuovo stile pittorico a guadagnarsi il successo: la scelta di soggetti tratti dalla quotidianità; immagini chiare e luminose prive dei toni scuri e terrosi dei pittori accademici; lo studio degli effetti della luce sui soggetti dipinti e sulle cose, la pennellata frammentata per dare il senso della vibrazione.  

Questi artisti dipingono la vita, esprimono le emozioni della gente e della natura. Le vedute grandiose vengono abbandonate e piuttosto ci si avvicina alla realtà quotidiana; Monet, Pissarro, Sisley e Guillaumin osservano l’evolversi delle stagioni, ritraggono momenti della giornata all’aria aperta, riprendono il modificarsi della luce nelle diverse ore del giorno, seguono la vita dei contadini nelle campagne. Paesaggi, si, sempre, ma dipinti non più negli atelier ma all’aperto, ed ecco Pissarro e Sisley che dipingono vedute della Senna e di una campagna circostante serena, mentre Monet ritrae l’Isola delle Ortiche, dove andava a passeggiare, in una nuvola di pennellate color malva. 

Nel gruppo degli Impressionisti, ciascun artista si dedica a un proprio tema: le figure, la natura, la città…. Gustave Caillebotte osservava il mondo da un balcone o da dietro le finestre e riportava sulle sue tele le immagini della folla cittadina, del trambusto di una Parigi ottocentesca in piena evoluzione, moderna e che vive un boom industriale del quale lui fu diretto testimone. I giovani artisti arrivavano a Parigi culla di cultura internazionale, nella speranza di trovare successo e affermazione.

Anche Édouard Manet, Berthe Morisot ed Eva Gonzalès vissero questa Parigi tumultuosa, ma preferirono dipingere un universo più intimo e dedicato piuttosto alla famiglia e agli amici. La Morisot ci regala un quadro “Davanti alla Psiche” pieno di grazia ed affascinante intimità.  Renoir è soprattutto pittore di figure e di un universo intimo, mentre il paesaggio ha un ruolo secondario, anche se in alcuni quadri come “Bougival” si lascia conquistare dalla bellezza e dalla pace che la natura ispira. Ma per la più parte della sua vita dipinse ritratti commissionati dalla grande borghesia e aristocrazia francese che gli consentirono di crearsi un nome e una vita dignitosa. 

Nel 1886 i pittori impressionisti organizzano la loro ultima mostra collettiva mentre è già pronta e presente una nuova generazione di artisti, che fa capo a Georges Seurat e a Paul Signac, e che raccoglierà il testimone. Il nuovo movimento viene battezzato Neo-Impressionismo e utilizza una tecnica pittorica che accosta i colori direttamente sulla tela sotto forma di piccole pennellate.

Guardando il dipinto a distanza, i colori si ricompongono sulla retina di chi osserva. Alla mostra del 1886 Georges Seurat, capostipite della nuova corrente, presenterà un quadro che diventerà il Manifesto del Movimento “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte” (The Art Institute of Chicago). Questo nuovo movimento con la sua tecnica molto rigorosa e scientifica sedusse molti artisti tra cui Signac, Van Rysselberghe, Henri Edmond Cross, Emile Laugè.

Dell’Impressionismo vennero conservati i temi e i soggetti appartenenti alla vita quotidiana e l’utilizzo del colore, ma non l’esecuzione del dipinto – questo è il vero cambiamento - che non vive di pennellate rapide e istantanee ma di piccole pennellate rigorose e di puntini che, alla distanza ricreano i soggetti e soprattutto danno al dipinto intense vibrazioni di luce, come ben si può vedere nel quadro di Paul Signac “Vele e pini” e in “Notturno con cipressi” di Henri Edmond Cross.