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Natalia Goncharova in mostra a Palazzo Strozzi

di Daniela Di Monaco | Nov 25, 2019

Natalia Goncharova: una artista forte e decisa come le tinte e i colori esplosivi che caratterizzano i suoi dipinti. Una donna, oltre che artista, che si impone a livello internazionale con la sua produzione originale e poliedrica che affonda le radici nella tradizione russa e si confronta con le istanze del modernismo Occidentale.

Una straordinaria figura femminile, anticonformista, curiosa, selvaggia e timida al contempo come la descrive la poetessa Marina Tsvetaeva. Nata nel 1881 in Russia (Governatorato di Tula) si cimenta con le arti più diverse e si afferma come pittrice, costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice e stilista, ma è anche attrice e ballerina. Nel corso della sua vita tra Mosca, la campagna dove è nata e poi l’Europa e Parigi dove vive per moltissimi anni e dove muore nel 1962, la Goncharova assorbe come una spugna tutto quello che l’arte le insegna e le ispira, l’arte che lei stessa esprime e si confronta con l’arte degli altri grandi pittori dell’epoca come Cezanne, 

Gauguin, Matisse, Picasso, Boccioni e Balla, e altri ancora.

Tra tradizione e innovazione lei offre un esempio molto personale di sperimentazione spesso provocatoria tra diversi stili e generi artistici.

La mostra è un viaggio-immersione attraverso 130 opere che rappresentano in modo quasi fisico la vita e il sentimento della Goncharova e il suo talento eclettico, tra la campagna russa dove è cresciuta, e poi Mosca dove si forma e diventa punto di riferimento trainante della avanguardia russa, il passaggio attraverso la Grande Guerra per approdare alla Parigi degli anni ’20, allora capitale mondiale dell’arte.

Già nel 1906 la Goncharova espone a Parigi e, insieme con il suo compagno di lavoro e di vita, Mikhail Larionov pittore e studioso di arte, va anche a Monaco, Berlino, Londra e Spagna con i suoi lavori dedicati alla scenografia, al teatro e alla realizzazione di costumi teatrali per i Ballets Russes di Serge Diaghilev. Nel 1915 insieme con Larionov, lascia Mosca per sempre ed entrambi non torneranno più in patria.

Ma prima di quella data e di quel distacco altre mostre ed esposizioni hanno luogo a Mosca e altrove mentre Larionov, un PR ante litteram, si occupa dei luoghi, degli allestimenti e della promozione delle esposizioni di Natalia come di altri artisti russi.

1909,1910, 1913 – e questa ultima fu la data della mostra più importante e di successo – Natalia dipinge, vende, espone e parte delle sue opere è già entrata a pieno titolo nei musei e gallerie russe. Assai importante fu la presenza in quegli anni degli inizi Novecento, di due tra i principali collezionisti al mondo, Sergei Shchukin e Ivan Morozov che acquistavano e raccoglievano, ovunque possibile, icone, arte postimpressionista, opere fauve e cubiste inclusi i dipinti della Goncharova e di Larionov. Queste due immense collezioni hanno avuto un ruolo basilare nella formazione della avanguardia russa che si ispirava a Cezanne, Matisse, Picasso, Gauguin, Van Gogh, Derain tutti artisti che di quando in quando, durante i loro soggiorni moscoviti, allestiscono le loro mostre nelle sale dei palazzi dei due collezionisti.

Natalia Goncharova e Larionov, come altri giovani artisti russi di quegli anni, possono così seguire l’evoluzione della pittura moderna. Il richiamo all’arte primitiva per Natalia non si ispira a civiltà lontane, bensì al folklore e alle radici culturali russe. In una delle prime sale della Mostra ecco i dipinti legati alla campagna, ai contadini, al loro mondo fatto di oggetti quotidiani, ai vari momenti delle stagioni vissuti tra lavoro e svago. Le maschere primordiali sono gli stessi volti dei contadini.  L’artista ha trascorso l’infanzia in campagna nella proprietà di famiglia e tutto questo è una componente essenziale della sua vita che lei esprime attraverso opere come “La raccolta dei Girasoli”, il polittico “La mietitura” “La tosatura delle pecore” e diecine di altri soggetti che lei replica come momenti di uno stesso giorno o di una stessa stagione. La vita rurale è simbolo di stabilità a fronte del correre del tempo.

La mostra ripercorre attraverso le opere i momenti fondamentali di vita dell’artista come l’esposizione del 1913 a Mosca dove viene organizzata una retrospettiva monografica della Goncharova: ottocento opere tra dipinti, pastelli, acquerelli, tessuti, ricami, lubki (stampe popolari), che coprono dieci anni di lavoro e carriera della artista.

Quella del 1913 fu la prima mostra monografica di una artista della avanguardia russa, visitata da dodicimila persone che decretarono il successo della Esposizione e della artista indiscutibile figura carismatica. Nel settembre di quello stesso anno la Goncharova e altri artisti organizzano “performance” di pittura del corpo secondo i principi della “body art futurista” e sfilano per le strade eleganti di Mosca scandalizzando i benpensanti. Eppure, commenta Serge Diaghilev,“questa donna trascina tutta Mosca e tutta San Pietroburgo dietro di sé; non si imita solo la sua opera ma anche la sua personalità” .

Nella Mostra colpiscono le opere a soggetto religioso spesso riprese da stampe popolari, (i lubki), da icone, da antichi affreschi; ma la rielaborazione di Natalia delle immagini tradizionali provoca controversie e critiche e viene anche accusata di blasfemia e provocazione, perché nel mondo ortodosso le immagini di soggetto sacro non possono essere oggetto di parodia né dipinte da una donna ! Otto opere saranno sequestrate nel 1912 e anche nella monografica del 1913 molte delle opere a soggetto sacro, tra cui il bellissimo polittico “Gli Evangelisti” vengono sequestrate. 

Nella Mostra sono inclusi in particolare due lavori riemersi di recenteI quattro Evangelisti,dipinto straordinario, monumentale, affascinante e provocatorio dove ogni evangelista è dipinto in un colore diverso: blu, rosso, grigio e verde. Questa opera esposta all’epoca non era mai più stata esibita. El’icona del Salvatore, lavoro totalmente inedito. Entrambi i dipinti erano stati donati da Natalia all’amica Rougena Zatkova, una artista boema che lavorava per Diaghilev ed era allieva di Balla.

Nel 1914 Natalia pubblica una serie di litografie sulla Grande Guerra, presenti nella Mostra, che rappresentano il conflitto attraverso immagini mistiche e simboliche – l’aquila imperiale russa, il leone inglese, il gallo francese – non mancano gli antichi santi russi e i monaci guerrieri. Ma sono evidenti i riferimenti al presente dove gli angeli lottano con i biplani, o gettano pietre su Babilonia città moderna. Natalia Goncharova coniuga immagini a carattere patriottico con suggestioni futuriste.

La Mostra volge al termine con le sale dedicate ai lavori su teatro, messinscene, abiti, costumi, tessuti e dipinti. Diaghilev le commissiona, in tempi diversi, i costumi per Le Coq d’Or e i Ballets Russes, un lavoro che Natalia svolge con grande capacità e fantasia, ispirandosi alle icone russe, ai trecentisti toscani e ai mosaici ravennati. Il successo è totale ed immediato e l’artista dice “il compito del costume non è quello di vestire ma di materializzare il personaggio e il suo carattere”.

Il rapporto di Natalia Goncharova con il Modernismo e il Futurismo è breve e non c’è attrazione e condivisione; infatti contesta l’esaltazione della guerra e il forte maschilismo presente nel gruppo, quanto all’incontro con Marinetti ci sono dissensi e pochi temi comuni. Natalia si avvicina brevemente all’arte non figurativa che si libera dalle forme concrete, è attratta dalla velocità e dal dinamismo, come altri artisti russi, e lavorare con Balla e Boccioni in Italia, in un comune impegno per Diaghilev, che rappresenta una esperienza molto importante.

Questa Mostra ricchissima e coinvolgente, termina con un video e altre informazioni. Dal 1915 in avanti Natalia Goncharova e Mikhail Larionov vivranno in Europa, a Parigi, senza mai più tornare in Russia, continuando il loro lunghissimo sodalizio di lavoro e di vita. Si sposeranno molto tardi nel 1955, per salvaguardare soprattutto una preziosa eredità artistica che entrambi desiderano venga custodita in Russia dopo la loro morte avvenuta nel 1952 per Natalia, seguita da Mikhail nel 1963.

La mostra è stata promossa ed organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Tate Modern Londra, con la collaborazione dell’Ateneum Art Museum Helsinki.